Moda e griffe l'avamposto della ripresa

Raffaello Napoleone (Pitti): i brand del lusso presenti nella Regione hanno ricominciato a produrre per l'Asia. Più complesso il recupero della filiera tessile e del retail. Le fiere proseguono sul web.

[Fonte: L'Economia del Corriere della Sera]

«Il sistema moda della Toscana riparte, anche se a ritmo ridotto. E dopo il lockdown a trainare la ripresa  saranno i distretti produttivi», spiega Raffaello Napoleone, CEO  di Pitti Immagine, cuore del motore "moda" nella regione e storica culla del fashion Made in Italy.

«Riparte con le grandi griffe, non solo italiane, che hanno in Toscana una base produttiva: penso a Gucci che ha iniziato presto con l'attività di campionatura, e un kit di sicurezza per i dipendenti; o a Celine con la produzione nello stabilimento di Radda in Chianti. Una produzione che per ora guarda al mercato cinese in ripresa, mentre restano le incognite di mercati come gli USA, tra crisi sanitaria e tensioni sociali. Con tutti i problemi della grande distribuzione: Neiman Marcus e altre grandi catene, come Nordstrom sono in gravi difficoltà. Anche la Fancia non ha ancora veramente riaperto i suoi due grandi department store, Galerie Lafayette e Printemps».

I nodi e le risorse
Si riparte quindi, ma a passo rallentato. Con minori quantità perché per ora l'unica certezza è il mercato asiatico. «Non solo la Mainland China di Pechino e Shangai - nota Napoleone - maanche altre capitali dello shopping: se è vero che Hong Kong continua a soffrire commercialmente per il clima di instabilità sociale, oggi per molti brand Macao è uno sbocco alternativo. E l'Asia, per la Toscana come per il resto d'Italia, sarà sempre più il baricentro della nostra produzione moda».

Un sistema moda, quello toscano, che nel corso degli anni ha rafforzato la propria rilevanza per l'economia della regione, contribuendo in maniera determinante al posizionamneto dell'Italia come prima piattaforma produttiva in Europa con una quota che supera il 40%.

«E comunque, se riparte la produzione delle grandi griffe nelle fabbriche toscane, la situazione del distretto tessile-filatura è più complessa. Ci sono cancellazioni di ordini già raccolti per la prossima collezione autunno-inverno e lo scenario resta incerto. Soffre soprattutto il business retail dellamoda - continua Napoleone -. Basti pensare che in un anno Firenze accoglie normalmente 15 milioni di turisti che sono il vero bacino di acquirenti cui si rivolgono negozi e boutique, non certo solo i 360mila fiorentini. Tra le vetrine sono leboutique e i multimarca a soffrire di più della crisi post-Covid».

Un aiuto arriva però dal digitale. «Abbiamo colto l'opportunità dettata dall'emergenza di questi mesi per far fare un salto di qualità alla piattaforma digitale di e-Pitti, alla quale in realtà lavoriamo da nove anni, e il risultato oggi è Pitti Connect per un prolungamento della fiera fisica sul supporto digitale che consenta agli espositori di continuare il dialogo iniziato in Fortezza, a Firenze, tradizionale spazio espositivo di Pitti, anche in modo digitale nel corso dei mesi. Con la possibilità per gli espositori di raccogliere in digitale gli ordini dai buyer in fiera. E adesso con il rinvio al 2021 di tutte le fiere fisiche del sistema Pitti, Pitti Connect consentirà di mantenere aperto il canale con la fiera», conclude Napoleone.

Rinviato anche il debutto delle novità del sistema Pitti: Testo, nuovo salone del libro di Firenze, nel 2021 e Flavor, nuovo appuntamento con il gusto e l'alimentare, nel 2022.