Il futuro del Made in Italy? Una nuova etica della moda

Siamo in Fase 2 e, con tutte le previste riaperture di attività commerciali e produttive la speranza è, ponendo sempre al primo posto la salute, che il Made in Italy riesca a rialzare la testa il prima possibile. Leather&Luxury ha intervistato Chiara Pezzatini, manager di CDC Srl, eccellenza fiorentina per la produzione di catene in metallo per il mercato del Lusso. Con lei abbiamo parlato di futuro, di responsabilità ed etica della moda come basi per la ripartenza.

Come ha affrontato la vostra azienda la contingenza del lockdown?

«CDC ha adottato tutti i protocolli di sicurezza necessari già prima del lockdown: turni di lavoro alternati, limitazione degli ingressi in azienda, igienizzazione degli ambienti di lavoro e dispositivi di protezione individuale. Poi, con la chiusura totale, abbiamo sfruttato le misure di cassa integrazione previste dall'emergenza. Comunque la nostra è un'azienda solida, abbiamo sempre cercato di preservarla finanziariamente e, fortunatamente, al netto della preoccupazione del momento, ce la stiamo cavando tutto sommato bene».

Siamo in Fase 2: com'è il clima in questa ripartenza?

«In azienda mi occupo dello Sviluppo del prodotto e, sinceramente, il mood che percepisco a livello di stile è sorprendente. Gli stilisti hanno voglia di proporre idee ancora più estreme, di rottura. Una sorta di messaggio per non abbandonarsi alla crisi e mettere sul mercato prodotti ancora più belli e all'avanguardia».

Come si lavora in questa nuova normalità?

«È una sensazione strana perché le novità spaventano, ma si tratta di farci l'abitudine. In azienda siamo tutti molto ligi alle disposizioni. Con il nostro ingegnere alla sicurezza abbiamo riorganizzato tutti i reparti con gli accorgimenti dettati dai protocolli di sicurezza. Lavorando così, i tempi di alcune mansioni si allungano a livello logistico ma, in generale, le operazioni non vengono troppo penalizzate».

Come pensa che la pandemia possa cambiare il volto futuro del settore moda?

«Non so valutare come cambierà il lavoro ma posso parlare di cosa auspico. Spero che ci possa essere veramente un cambiamento radicale a livello di etica della moda: un maggior rispetto dell'intera filiera produttiva, del lavoro delle singole persone e di tempistiche di consegna più sostenibili per tutti. Ci spero, ma non so davvero cosa aspettarmi. Personalmente sono ottimista, mi sento stimolata a ripartire con nuove idee e rinnovata energia. Al netto di tutte le distinzioni del caso, sono sicura che nel nostro ambito, chi lavora ad alti livelli con il Lusso, ce la farà a ripartire limitando i danni».

 

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