David Rulli: "Via alla fase 2 per salvare la filiera"

Continua la serie di “Interviste per ripartire” a cura di Leather&Luxury con alcuni dei protagonisti del mondo manifatturiero della pelle Made in Italy. Questa volta abbiamo incontrato David Rulli, imprenditore, pellettiere e Presidente della sezione Moda di Confindustria Firenze.

 Come ha reagito la sua azienda alla contingenza del lockdown?

 Come tutte le aziende, Tripel ha capito che era necessario uno stop per poter limitare la diffusione del virus. E, come tutti, lo abbiamo fatto pur sapendo che questo avrebbe comportato dei problemi. Come ho già avuto modo di dire, il nostro settore è soggetto alla stagionalità delle collezioni, quindi perdere settimane di produzione vuol dire mettere a rischio gli ordini che già avevamo.

 La chiusura è arrivata troppo tardi?

 Onestamente non credo. Penso piuttosto che il Governo abbia atteso quanto necessario per verificare che fosse veramente indispensabile farlo, perché sa qual è la reale situazione economica del Paese. Ed è proprio per questo che, adesso, dovrebbe lavorare sui criteri da osservare per la riapertura e non tergiversare ulteriormente.

A questo proposito, sembra che il governo stia per accordare la riapertura alle aziende del settore moda prima del fatidico 4 maggio...

Ho partecipato alla recente videoconferenza indetta dal Sindaco di Scandicci Sandro Fallani con l'assessore della Regione Toscana alle attività produttive Stefano Ciuoffo e una ventina tra imprenditori ed esponenti delle griffe operanti sul nostro territorio. Abbiamo messo a punto delle linee guida comuni per chiedere al governo, nei limiti di tutte le misure di sicurezza previste, la riapertura prima delle modellerie (22 aprile, nda) e, a seguire, il 27 aprile dei reparti di produzione. Sulla base di questo, Confindustria Moda ha appena firmato un protocollo d'intesa coi sindacati dei settori che rappresenta. I clienti stanno passando gli ordini e ci chiedono già le date di consegna dei campionari: è necessario riaprire per non mettere a rischio le nuove collezioni. La nostra filiera non potrebbe sostenerlo.

 Le aziende saranno in grado di riaprire rispettando le severe misure di protezione che vengono prospettate?

 La questione sanificazione è ancora un po' nebulosa. Si parla dell'obbligo di almeno una sanificazione al giorno degli ambienti e della delega ad ogni lavoratore di igienizzare ogni volta la propria postazione di lavoro. Inoltre, periodicamente, andrà effettuata un'ulteriore sanificazione più approfondita utilizzando l'azoto. Ma su questo aspettiamo ancora certezze. Infine, una delle cose più complicate, sarà organizzare le aziende per far rispettare la distanza di 1mt e 80 tra un addetto e l'altro come decretato solamente in Toscana (nelle altre regioni la distanza minima è 1 mt, nda). Ciò ci mette in seria difficoltà, ma troveremo una strada per arrivarci.

 In attesa di difficili intese a livello europeo, cosa ne pensa Confindustria delle misure prospettate dal nostro governo per aiutare le imprese?

 Parlo ovviamente come presidente della sezione Moda e, quindi, solo a nome delle aziende che rappresento e con le quali mi sono confrontato. Il decreto è uscito da poco e deve essere interpretato, ma a un primo impatto sembra che siano state date molte garanzie ma, in realtà, pochi soldi. Ciò significa che è sicuramente di aiuto avere la garanzia dello Stato sui prestiti che le aziende si troveranno costrette a chiedere alle banche, ma tali finanziamenti dovranno poi essere ripagati, aggiungendo altri oneri a quelli esistenti ed ai mancati incassi, ai mancati utili ecc