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Scolpire la pelle

di Francesca Zaccagnini

11 settembre 2025

 

Febbraio 2025, terzo giorno della New York Fashion Week. Khaite apre la sua sfilata Autunno Inverno 2025 con un look che, lo scopriremo solo qualche settimana più tardi, è parte di un trend collettivo con la pelle al centro come protagonista, ma che in quel momento colpisce per la sua potenza e semplicità: un paio di jeans e maglietta a maniche lunghe indossati con guanti lunghi al gomito e bustino, entrambi in pelle, entrambi rigidi come scolpiti nella pietra.  Qualche giorno dopo, alla London Fashion Week, il greco Di Petsa manda in passerella un mini completo top e gonna: la pelle marrone sembra bagnata e aderisce al corpo formando panneggi e pieghe. L’associazione mentale è immediata: i drappeggi del velo del Cristo velato della cappella Sansevero a Napoli, una delle sculture più belle del Settecento italiano, famosa per la capacità del suo autore di rendere vivo il marmo, nei suoi tratti umani e in quelli materici. Lo stesso effetto che riecheggia nella sfilata di debutto dell’italiano Giuseppe Di Morabito a Milano, la settimana successiva, sempre nel look di apertura, composto da top e pantaloni in pelle nera oversized, con la pelle che forma grandi drappeggi materici.

 

Non sono i soli esempi: analizzando le passerelle invernali, due cose saltano all’occhio. La prima è che la pelle è, letteralmente, in ogni collezione. I dati parlano chiaro: secondo Tagwalk, le sfilate Autunno Inverno 25/26 hanno registrato un incremento del 50% nell’uso della pelle o materiali che ne simulano consistenza e aspetto, una percentuale impressionante che da sola fa capire come questo materiale abbia letteralmente colonizzato intere collezioni diventando uno dei capisaldi attorno a cui ruota la stagione. La seconda cosa, strettamente connessa alla prima, è che molti più designer stanno iniziando a usare la pelle in modo creativo, trattandola come il fantastico materiale che è: malleabile, versatile e dalle grandi potenzialità. Il risultato sono capi e accessori che sembrano opere d’arte, dove il pellame viene esaltato e a sua volta esalta e rende possibili strutture, lavorazioni e costruzioni.

 

Diventa la veste di una statua classica, come nel caso di Khaite, Di Petsa, Giuseppe Di Morabito, nelle cui collezioni si emula l’effetto tessuto bagnato, che si arriccia e si appiccica al corpo formando pieghe e drappeggi. Lo stesso che ritroviamo, in versione moderna, nella collezione di Acne Studios, che manda in passerella un abito azzurro con i bordi delle tasche e delle bretelle un po’ arricciati, come quando si infila in lavatrice un maglione che si infeltrisce e non ritorna più alla sua forma originale. Oppure si trasforma in arte astratta: «Sono ossessionato dal creare abiti che sembrano non poter esistere. Stavolta, li ho disegnati adottando una prospettiva cubista», ha detto Junya Watanabe della sua collezione invernale, in cui le giacche di pelle sono quasi poligoni, squadrati e sporgenti. D’altronde, il lavoro dello stilista ha molto in comune con quello di un artista, che trasforma la sua visione in qualcosa di fisico grazie a colori, materiali e strumenti: non è un caso che Pieter Mulier si sia ispirato proprio a uno scultore, l’olandese Mark Manders, per disegnare la collezione Alaïa Autunno Inverno 2025, in cui ogni pezzo è un piccolo capolavoro di manualità e tecnica. E dove la pelle ha un ruolo centrale: il top a maniche lunghe è composto da singoli mignon di corda ricoperti di pelle piegata a formare un filo, che è stato poi lavorato a maglia manualmente creando una struttura volumetrica e, appunto, scultorea. Come diceva Azzedine Alaïa: «Quando ho capito che non sarei mai diventato uno scultore straordinario, ho deciso di scolpire i corpi delle donne con i miei vestiti». E i designer di oggi stanno facendo lo stesso, usando la pelle come materiale d’eccellenza.