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Questa filiera tessile romagnola è nata nelle case ed è arrivata al design

Nel distretto di Santarcangelo di Romagna la stampa a mano racconta una storia fatta di campi, lavoro domestico, botteghe e cultura materiale. Oggi quel sistema di saperi parla di nuovo alla moda

di Alessia Caliendo

7 agosto 2026

Nel distretto di Santarcangelo di Romagna la stampa a mano nasce ben prima che il mazzuolo batta sullo stampo. La sua storia parte dai campi di lino e canapa passa dai maceri e dalle case dove le fibre venivano filate e tessute. Poi il lavoro si spostava nelle botteghe, tra chi costruiva le macchine, chi incideva gli stampi e chi lavorava il ferro. La stampa era l’ultimo gesto di una filiera molto più ampia, costruita nel tempo tra agricoltura, lavoro domestico e saperi artigiani.

 

Più che un distretto industriale nel senso contemporaneo del termine, quello delle tele romagnole è un sistema territoriale di laboratori e competenze. Nel 2024 l’associazione di categoria riuniva undici stamperie tra la Romagna e il Montefeltro.

 

Uno dei simboli di questa storia è il mangano custodito dalla Stamperia Marchi. Un documento comunale attesta che il 17 marzo 1633 fu autorizzata a Santarcangelo la costruzione della macchina. La data certifica la presenza della manganatura, mentre le prime testimonianze specifiche della stampa a ruggine risalgono, secondo ISPRA, ai primi decenni dell’Ottocento.

 

Prima di arrivare in bottega, la tela attraversava una lunga serie di lavorazioni. Dopo la raccolta, l’essiccazione e la macerazione del lino e della canapa venivano la pettinatura, la filatura e la tessitura. Le ricerche sulla civiltà contadina mostrano quanto fosse centrale il lavoro femminile: erano le donne a stabilire la quantità di canapa da filare e a trasformarla in tele, biancheria e corredi. Tra febbraio e marzo il telaio occupava molte ore della giornata e il lavoro proseguiva spesso anche la sera.

 

La tela passava poi al mangano. Avvolta sui subbi, veniva pressata fino a diventare compatta, liscia e lucida, pronta per ricevere il disegno. A quel punto entrava in gioco l’intaglio. Le matrici erano ricavate soprattutto dal pero, un legno abbastanza morbido da incidere e, allo stesso tempo, resistente ai ripetuti colpi del mazzuolo. Ogni stampo riuniva così disegno, falegnameria e precisione xilografica.

Anche la preparazione del colore richiedeva una conoscenza precisa dei materiali. La pasta ruggine tradizionale combina ferro dolce ossidato, aceto di vino, solfato di ferro e farina di frumento, secondo proporzioni che ogni bottega custodisce e tramanda. Il colore veniva caricato sullo stampo, trasferito sulla tela e fissato attraverso le successive fasi di asciugatura e lavaggio.

 

Galli, caveje, tralci, grappoli, spighe e animali raccontano l’economia agricola da cui provengono. Parlano di raccolto, fertilità, protezione e prestigio familiare. La caveja, per esempio, era il perno di ferro che univa il giogo al timone del carro. Nei 130 esemplari conservati dal MET di Santarcangelo, funzione pratica, suono e simbologia si sovrappongono. Altri disegni riprendevano invece broccati, ricami e tessuti preziosi, portando sulle tele di uso quotidiano motivi associati a materiali più costosi.

 

Il passaggio al design contemporaneo avviene quando questi motivi smettono di essere considerati soltanto un repertorio decorativo e tornano a essere elementi di progetto. È il caso della collaborazione tra Federico Cina e la Stamperia Marchi, che ha portato uva, galli, melograni e spighe su capi e superfici pensati per il presente.

 

I segni restano riconoscibili, ma cambiano scala, ritmo e destinazione d’uso. Entrano nell’abbigliamento, si confrontano con forme nuove e assumono un significato diverso rispetto a quello originario. La tradizione, in questo modo, non viene semplicemente riprodotta: diventa un linguaggio sul quale continuare a lavorare.

 

Oggi la filiera non coincide interamente con il territorio. Lo stesso designer ha precisato che i tessuti impiegati non sono tutti romagnoli. Restano però legati all’area tra Rimini e Cesena la stampa, il progetto e una parte importante della manifattura. È in questo rapporto tra memoria e ricerca che il sapere delle tele romagnole può trovare una nuova funzione, mettendo insieme identità locale, cultura materiale e design contemporaneo.