Quali sono le regole che definiscono la couture?
di Francesca Zaccagnini
5 febbraio 2026


Credit: Dior
Con l’ultima tornata di sfilate di Alta Moda parigina, che ha visto il debutto di Anderson e Blazy alla guida rispettivamente di Dior e Chanel, è tornato più attuale che mai il dibattito su quello che è couture e quello che invece si definisce come “semplice” prêt à porter, con molte critiche alle collezioni viste in passerella. Ma cosa significa nel 2026 il termine couture?
Intanto, ci sono delle regole ben precise da rispettare, stabilite dalla Chambre Syndicale de la Haute Couture e a cui tutti i brand devono sottostare per poter usare legalmente il termine di Alta Moda per definire la propria collezione. Il primo criterio è geografico: il marchio deve avere un atelier a Parigi, con almeno 15 dipendenti e 20 artigiani. La maison deve presentare due collezioni l’anno nella Ville Lumière, a gennaio e a luglio secondo il calendario: ogni collezione deve comprendere un minimo di 25 capi.
Infine, il criterio più importante: quello del su misura. Il punto focale del concetto di couture fa perno infatti proprio sulla personalizzazione sul cliente, per ottenere un capo o un accessorio che sono intrinsecamente legati a chi li indosserà, in una filosofia di esclusività legata non tanto al prezzo (che, va da sé, sarà una conseguenza del processo) ma all’unicità dell’oggetto.
Ed è qui - non tanto nella complicazione delle lavorazioni o sul fatto a mano, che risiede la vera anima di un capo di Alta Moda. E che la trasporta nella contemporaneità, abbracciando anche le evoluzioni che il settore deve accogliere per rimanere rilevante (e soprattutto non scomparire). Per cui non solo artigianato classico ma ricerca di materiali alternativi, tecniche ibride, macchinari speciali che possano aiutare a ottenere risultati straordinari.