Quali saranno i materiali del futuro usati dal settore moda?
di Francesca Zaccagnini
23 marzo 2026

L’esordio di Louise Trotter da Bottega Veneta resterà sicuramente uno dei momenti più importanti della storia recente del brand, non solo per l’ottimo lavoro fatto dalla designer nel prendere in carico la direzione creativa, ma anche per l’introduzione, direttamente in passerella, di un materiale inedito per la moda: la fibra di vetro.

Credit: Bottega Veneta
La ricerca di materiali alternativi nella moda inizia negli anni Sessanta con la prima ondata “futurista” di designer come Paco Rabanne, Courrèges e Pierre Cardin, che introdussero dischi di alluminio, Rhodoid, plastiche rigide, schiume industriali e plastica termoformata. Negli anni Ottanta e Novanta i brand hanno continuato a sperimentare con texture e volumi, lavorando soprattutto sulle fibre, dal nylon di Prada al kevlar di Helmut Lang, preso dai giubbotti antiproiettili.
Negli ultimi anni la sperimentazione si è concentrata sulla sostenibilità ambientale, con alternative ai materiali animali completamente plant based. Un esempio sono le FEVVER presentate da Stella McCartney nella sfilata Primavera Estate 2026, che riproducono il look and feel delle piume ma sono ottenute da materiali bio e vegan. Un prodotto più etico e green, considerando l’impatto della produzione tradizionale di piume tra emissioni di metano e inquinamento delle acque.

Credit: Stella McCartney
«Il futuro dei materiali è green», racconta Sara Salerno, esperta di ricerca e sviluppo prodotto. «I fornitori stanno lavorando su prodotti bio based, offrendo alternative sostenibili». Tra le novità più interessanti: legno ultra-sottile applicato su tela di cotone e sughero lavorato, utilizzati per borse e scarpe per imitare il pellame animale. Le innovazioni riguardano anche i processi produttivi. Nella linea “Accademia”, Industria Italiana Filati ha introdotto il PVA, una fibra idrosolubile e sostenibile, al posto del poliestere. Durante il lavaggio, questa fibra si biodegrada, lasciando solo lana e paillettes.

Credit: Industria Italiana Filati
L’innovazione nei filati guarda anche al wellness. I cosmetotessili rilasciano principi attivi sulla pelle: proteine, collagene, probiotici, creando una vera skincare da indossare. Un esempio è la linea “C+ Carewear” di Coperni. Il trend è confermato anche dai numeri, come il successo di Human Wellness, specializzato in athleisure e cosmetotessili Made in Italy.

Credit: Coperni
Nel lusso contemporaneo, il materiale è una scelta estetica, tecnica e strategica. Dalla fibra di vetro ai biomateriali, fino ai cosmetotessili, l’innovazione riguarda come un capo è fatto, come funziona e quanto dura.