Pitti Uomo 110 chiude nel segno della solidità e della fiducia
Pitti Uomo 110 conferma la forza del menswear tra qualità, innovazione e apertura internazionale
di Alessia Caliendo
22 giugno 2026

A qualche giorno dalla chiusura, Pitti Uomo 110 restituisce un messaggio chiaro al sistema della moda maschile: il mercato resta complesso, ma la qualità della proposta, la forza della manifattura e la capacità di rinnovare il prodotto continuano a generare attenzione.
Dal 16 al 19 giugno 2026, la Fortezza da Basso ha accolto 740 collezioni e un calendario fitto di eventi speciali, confermando il ruolo della manifestazione come primo grande appuntamento internazionale della stagione uomo.
I dati di affluenza, ancora in fase di consolidamento, indicano una presenza complessiva intorno agli 11.000 buyer e oltre 14.000 visitatori. Un risultato in lieve flessione rispetto a giugno 2025, circa il 3,5% in meno sul fronte compratori, ma letto dagli organizzatori come un segnale di tenuta importante, soprattutto considerando le tensioni geopolitiche, l’instabilità economica e le difficoltà legate alla pianificazione dei viaggi internazionali.
A pesare, più dei numeri assoluti, è stata la qualità della partecipazione. Dall’estero sono arrivati oltre 5.200 operatori della distribuzione e del retail di alto livello, provenienti da più di 90 Paesi. In testa Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Olanda, Giappone, Francia, Svizzera, Belgio, Austria, Grecia, Canada, Polonia e Cina. Una mappa che conferma la centralità dei mercati tradizionali, ma mostra anche alcune dinamiche interessanti.

Ivano Cauli, alla sua prima edizione come amministratore delegato di Pitti Immagine, ha sottolineato in particolare il buon andamento di Germania, Stati Uniti, Hong Kong e Canada, insieme alla tenuta dell’area scandinava e del Sud-est asiatico, con Corea, Taiwan e Singapore. Positivi anche i segnali dall’Europa centro-orientale, tra Romania, Polonia, Ungheria e Ucraina. Alcuni rallentamenti, soprattutto da Paesi lontani come l’Australia, sembrano invece legati anche all’aumento dei costi di viaggio e alla necessità di programmare le trasferte con largo anticipo, in una fase internazionale segnata da forti incertezze.
Per Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine, questa edizione conferma la funzione propulsiva del salone per tutta la moda maschile. Pitti non è soltanto una piattaforma commerciale, ma anche un luogo in cui le aziende misurano la propria capacità di ricerca, rigenerazione creativa ed evoluzione del prodotto.
Dallo sport allo streetwear, dall’outdoor interpretato in chiave urbana al tecnico contaminato dal design, dal workwear alle proposte no gender e a-seasonal, Pitti Uomo 110 ha mostrato una moda maschile sempre più plurale. Il punto di contatto resta il prodotto: materiali, funzione, costruzione, identità.
Il clima tra gli espositori è stato descritto come positivo, con buyer ritenuti concreti e qualificati. Non solo presenze, quindi, ma interlocutori capaci di generare relazioni commerciali e nuove opportunità.
A rafforzare la dimensione internazionale del salone hanno contribuito anche le collaborazioni con Code Korea, il consorzio giapponese JQuality, il progetto China Wave e le presenze istituzionali francesi e spagnole. Accanto a queste, il calendario speciale ha portato a Firenze alcune delle realtà più interessanti della scena creativa contemporanea, da Simone Rocha a Dover Street Market di Kei Ninomiya, da Sunflower a Jiyongkim e William Palmer.


La chiusura di Pitti Uomo 110 consegna quindi un bilancio improntato alla cautela, ma anche alla fiducia. Il contesto resta fragile, e gli organizzatori non lo nascondono. Eppure l’energia vista nei quattro giorni di fiera indica che il menswear continua ad avere strumenti solidi per affrontare il cambiamento: qualità manifatturiera, apertura internazionale, ricerca sui materiali, contaminazione tra stili e attenzione al prodotto.