Perché Armani Privé ha scelto la giada per la prima collezione couture senza il suo fondatore?
di Francesca Zaccagnini
29 gennaio 2026


Credit: Armani Privé
Un mare di verde, tenue, delicato, associato a beige e rosa pastello. E tante pietre, ricamate ma anche infilate una dietro l’altra per ottenere delle frange o un cardigan. È la collezione Primavera Estate 2026 di Armani Privé, la prima sfilata couture dalla scomparsa del suo fondatore, Giorgio Armani, andata in scena ieri a Parigi sotto la direzione creativa della nipote Silvana, che è stata al suo fianco per 45 anni, e che ha scelto la giada come elemento simbolo di ispirazione.
Ma perché proprio la giada? In mineralogia, con il termine giada comprende due tipologie di materiali, la giadeite e la nefrite, spesso confuse per affinità di colore e la “consistenza” molto simile (entrambe molto resistenti e lucide). Nella cultura asiatica - specialmente la Cina, dove è molto diffusa specialmente in ambito religioso -, essa simboleggia serenità, affidabilità e coerenza.
Tre concetti fondamentali per questa prima collezione senza Re Giorgio, un chiaro messaggio a clienti storici, stampa e buyer sul fatto che la direzione stilistica del brand non subirà scossoni, ma andrà verso una continuità con quella che era anche la volontà creativa del suo fondatore, che negli ultimi anni aveva abbracciato una femminilità più dolce e meno ispirata al menswear.
Ma nella sua duplicità (i due minerali associati sotto uno stesso nome), anche un’affermazione di presenza: la direzione è quella dello zio, ma Silvana porterà il suo contributo, in modo gentile. E lo fa già da subito, rendendo la collezione, nelle sue intenzioni dichiarate, «più indossabile». Inserendo del knitwear - grande trend di questa stagione di couture - ma mantenendo altissimo il valore artigianale delle lavorazioni. E chiudendo simbolicamente con un capo disegnato dallo stesso Giorgio, un commosso saluto finale a chi ha contribuito a scrivere la storia del Made in Italy.