Per riconquistare la fiducia del consumatore si riparte dai materiali
La moda riscopre il valore dell’artigianalità, dei materiali naturali e della tradizione. La crescita del second hand e la ricerca di effetti handmade riflettono il desiderio dei consumatori di autenticità, qualità e sostenibilità
di Francesca Zaccagnini
4 maggio 2026

Quando tutto sembra svuotato di senso e di valore, dove si dirige il consumatore? La crescita importante del settore del second hand e dei marchi che fanno dei materiali e dei processi, e non dello stile, il loro caposaldo, sembra indicare che il recupero delle tradizioni e la valorizzazione dell’artigianato siano le chiavi per riconquistare il cuore dei clienti, e le ultime sfilate hanno mostrato un evidente cambio di rotta, passando dal quiet luxury alla riscoperta di lavorazioni che cercano un effetto handmade anche quando sono il risultato di processi industriali.



Uno shift che si riflette anche nella scelta dei materiali, come racconta Maurizio Cecioni di Cieffe Filati, azienda leader nella produzione e distribuzione di filati per ricamo e cucito. «La gente è stufa del basico, della moda fast fashion. Negli ultimi anni sono cambiate le richieste e si torna a prodotti con una vocazione più artigianale: fili naturali e “grezzi”, che una volta lavorati, anche a livello industriale richiamano la dimensione del fatto a mano».
L’obiettivo è quello di dare l’illusione del prodotto fatto nelle botteghe di una volta, che ha personalità e che ricorda gli oggetti del guardaroba delle nostre nonne, quelle che nell’immaginario comune avevano una qualità maggiore e una maggiore duratura.
«Le aziende cercano lana, cotone, canapa, lino: filati prestigiosi, con finissaggi anche particolari. E cambia la richiesta non solo nella tipologia di materiale, ma anche nelle sue caratteristiche tecniche: in passato, per esempio, per il ricamo il cotone più richiesto era molto fine, adesso si cerca un titolo più grosso, da alternare a quello fine per dare proprio l’impressione del fatto a mano».
Un cambio che si riflette non solo sui materiali, ma anche nella filiera di produzione e approvvigionamento: «Il mio ruolo è quello di fare ricerca sui cicli produttivi, affinché si possa veramente dare significato alla parola sostenibilità», continua Cecioni. «La moda deve recuperare la mentalità più che i processi di un tempo, e valorizzare la sua tradizione, che resta indispensabile. Se non hai cultura artigiana non puoi fare una cosa bella e vera». E il consumatore non si è più disposto a scendere a patti con la qualità.



