Palladio puro e palladio-nichel: due approcci alla finitura bianca
Legor amplia le possibilità della finitura bianca con soluzioni che coprono sia il monometallo sia le leghe ad alte prestazioni
di Leather&Luxury
4 giugno 2026
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Le finiture rappresentano l’ultimo passaggio del processo galvanico, ma anche uno dei più critici, perché è qui che si concentrano resa estetica, resistenza e conformità normativa. Per quelle bianche nell’accessorio moda, questo passaggio si articola principalmente su due soluzioni: palladio puro e palladio-nichel, con differenze che non riguardano solo il colore, ma l’intero equilibrio del sistema.
Storicamente la finitura bianca è stata realizzata con leghe palladio-nichel, perché garantiscono un colore brillante e una buona resistenza al tarnish, grazie alla presenza del nichel, che è un metallo molto stabile. Dal punto di vista tecnico, fino a poco tempo fa era anche l’unica soluzione che permetteva di raggiungere alti spessori.
Accanto a questa soluzione, si sta però affermando un’evoluzione significativa: il palladio puro. «Oggi Legor è in grado di ottenere spessori significativi anche con formulazioni monometallo», spiega Fulvio Sinisi, R&D & Technical Manager della divisione Surface Treatment dell’azienda, leader nella produzione di leghe metalliche e soluzioni galvaniche per il mondo della gioielleria e della moda. «Con PDSTARK-100 riusciamo a ottenere stabilmente in produzione anche spessori di 2 micron, mantenendo un livello di brillantezza allineato a quello delle leghe palladio-nichel, mentre la maggior parte delle soluzioni di palladio puro disponibili si ferma a spessori ben inferiori».


Il passaggio al palladio puro introduce un vantaggio diretto: l’eliminazione del nichel. Anche quando presente entro i limiti di legge e quindi classificato come nichel free, il metallo resta comunque nel sistema, con potenziali rilasci e implicazioni sia per l’utilizzatore finale sia per l’operatore che gestisce il processo.
A questo si aggiunge una semplificazione operativa. Le leghe richiedono un controllo costante dell’equilibrio tra i metalli: eventuali variazioni nella composizione del bagno possono alterare le prestazioni del deposito e aumentare il rischio di non conformità. Un sistema monometallo riduce queste variabili. «Gestire un bagno di palladio puro è più lineare: PDSTARK-100 richiede un solo additivo replenisher, mentre una lega implica una gestione più articolata, con più parametri da controllare», aggiunge Sinisi.
Il palladio-nichel resta la soluzione quando si lavora su spessori importanti. Ma anche qui c’è spazio per l'ottimizzazione: «PDSTARK-NI8020 consente di gestire depositi superiori ai 2 micron, arrivando fino a 5 o 6 micron in un’unica bagnata, come richiesto ad esempio nel settore dell’occhialeria. Si tratta di valori difficilmente raggiungibili con le formulazioni standard presenti sul mercato, e verificati in produzione», precisa Sinisi.