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La scuola come luogo di incontro per la filiera di oggi e di domani

I tre pillar della filosofia di ITS MITA: hub di innovazione, relazione con le aziende e formazione del capitale umano

di Francesca Zaccagnini

22 giugno 2026

Per anni la formazione e l'industria della moda hanno parlato linguaggi diversi. Da una parte la scuola, chiamata a trasmettere competenze e preparare i professionisti del futuro. Dall'altra le aziende, alle prese con mercati in continua evoluzione, nuove tecnologie e una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Nel mezzo, un divario che negli anni si è fatto sempre più evidente e che oggi rappresenta una delle sfide più importanti per la competitività del Made in Italy.


Da qui nascono gli ITS, istituti tecnologici superiori finanziati dallo stato che forniscono un diploma di quinto livello equiparato a una triennale universitaria e che ha lo scopo di formare il capitale umano che manca per portare avanti il patrimonio artigiano e manifatturiero che distingue il nostro paese.


«Lo Stato ha sentito la necessità di sostenere le proprie imprese per colmare il divario sempre più ampio tra la domanda di personale qualificato e la disponibilità di queste figure sul mercato», raccontano Maurizio Del Vecchia, presidente di ITS Mita, e Antonella Vitiello, direttore generale.

 

Nel caso di ITS MITA, questa missione prende forma attraverso percorsi biennali da 1.800 ore, di cui oltre la metà svolte in laboratorio e 800 dedicate all'esperienza in azienda. Una rete che oggi coinvolge circa mille realtà produttive tra Toscana, Italia ed estero e che copre settori che spaziano dalla pelletteria all'abbigliamento, dalla maglieria al design.

ITS MITA infatti è presente con sette sedi distribuite nei principali distretti produttivi toscani, da Scandicci a Prato, da Empoli ad Arezzo, fino a Pontedera, Capannori e Siena. Una presenza diffusa che consente alla scuola di mantenere un contatto diretto con le specializzazioni manifatturiere che caratterizzano ciascun territorio. La stessa logica si riflette nelle aree professionali presidiate dall’istituto, che spaziano dalla pelletteria alla calzatura, dal gioiello alla maglieria, fino al fashion design, al marketing e alla comunicazione moda, senza trascurare temi sempre più centrali come sostenibilità, innovazione e digitalizzazione dei processi.

 

Hanno accesso a questo percorso studenti diplomati che provengono da qualunque tipo di scuola, non necessariamente già formati in ambito moda, e anche coloro che provengono dalle IFP, previo un anno di integrazione. Ogni classe, composta da 25 soggetti, viaggia tutta insieme a livello formativo, dando gli esami nello stesso periodo e partecipando a laboratori e workshop di gruppo, guidati da docenti che insegnano loro come sarà, nella pratica, il lavoro.

 

«Qui insegnano persone che nella vita reale svolgono quel tipo di attività», sottolinea Vitiello. «La nostra metodologia didattica è basata sul learning by doing, con poca didattica, tranne quella fondamentale come il diritto del lavoro. I ragazzi sono formati per entrare nei processi produttivi dando immediatamente il loro contributo, e questo è possibile perché hanno accesso a laboratori con macchinari all’avanguardia, risultato di un investimento di 7 milioni di euro di dotazione laboratoriale».

 

L'innovazione infatti è uno dei capisaldi della scuola: dalle stampanti 3D alla prototipazione virtuale, fino alle applicazioni dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi, la tecnologia viene interpretata come uno strumento capace di amplificare il sapere manifatturiero e non di sostituirlo. Un aspetto che, secondo il presidente Maurizio Del Vecchia, svolge anche una funzione fondamentale sul piano culturale. «Dobbiamo essere più attrattivi per i ragazzi e riuscire a riportarli ad amare queste professioni. Per farlo occorre superare una rappresentazione ormai superata del lavoro manifatturiero e mostrare la complessità e il livello di innovazione che caratterizzano oggi le aziende della filiera»

Non solo: la tecnologia è anche strumento di connessione ulteriore tra studenti e aziende, che hanno accesso a tutti i laboratori, su obbligo ministeriale e regionale, per permettere alle PMI di poter formare e riqualificare il proprio personale. Parallelamente, la collaborazione con l'Università di Firenze e la presenza stabile di ricercatori all'interno dell'istituto contribuiscono a creare un ambiente in cui ricerca applicata, progettazione e produzione convivono quotidianamente.


«Il nostro sogno è diventare un centro non solo didattico, ma un luogo di ritrovo per il mondo della moda», afferma Del Vecchia. Con al centro una parola, quella che fa funzionare tutto: la passione. «Una passione che si traduce nella capacità di trasmettere conoscenze, coinvolgere gli studenti e costruire un dialogo continuo tra scuola e filiera. Perché, prima ancora delle competenze tecniche, sono le persone a determinare il valore di un progetto formativo».