La nuova pelliccia non è davvero pelliccia (ma non è nemmeno fake)
di Francesca Zaccagnini
18 febbraio 2026


Credit: IP Industrie Pellami
Da Gucci a Valentino, da Louis Vuitton a Michael Kors, le collezioni invernali stanno mostrando un chiaro ritorno all’uso del pelo, che incorporano nuovamente nei loro codici estetici dopo anni di look understated e di materiali pregiati ma con lavorazioni poco appariscenti. Ma come si coniuga questo trend con le politiche fur free adottate da tanti gruppi del lusso? È davvero tornata in auge la pelliccia?
«Non proprio», risponde Carlo Mastrelli, titolare di IP Industrie Pellami, da oltre 40 anni specializzata in peli da pelliccerie. «Non si tratta di pelliccia, ma di effetto pelliccia. La differenza è fondamentale perché quelli che adesso vediamo in passerella sono capi ottenuti da base ovicaprina: montoni, agnelli, capre che vengono lavorati e trattati per ottenere per esempio l’aspetto tipico della volpe o del visone».
Una sfumatura linguistica necessaria a definire il nuovo corso dell’uso del pelo, che tiene conto degli impegni presi dai tanti gruppi in tema di uso della pelliccia ma mette anche in luce la capacità della filiera di fornire materiali alternativi che siano in grado di riprodurre lo stesso look and feel delle pellicce di un tempo.
Dai vaporosi kalgan, mongolia e alpaca ai montoni che sono in grado di riprodurre anche le colorazioni tipiche delle mutazioni delle volpi, si tratta di lavorazioni che richiedono dai 3 ai 4 passaggi manuali per ottenere un effetto davvero molto simile a quello della vera pelliccia, e che rimane nel perimetro del riuso della pelle derivante dall’industria alimentare.
Insomma, le nuove pellicce non sono pellicce, ma ne conservano l’estetica e l’unicità restando nei perimetri del desiderio del consumatore e dei brand di continuare un percorso fur free senza rinunciare all’effetto lussuoso di un capo in pelo. E grazie alle lavorazioni acquistano una dimensione ancora più artigianale.
«Nel caso di pelli grandi, principalmente destinate a calzatura e arredamento, si lavora con la stampa a pelo. In tutti gli altri casi, il pelo viene tinto a mano per riprendere le mutazioni, come per esempio il tipico rosso aranciato con dorso scuro delle volpi Golden Island», spiega Mastrelli. «Naturalmente, così come in natura una pelliccia non è mai uguale all’altra, così con la lavorazione artigianale il risultato non sarà mai identico. È un valore che è importante da recepire, perché qui risiede l’unicità del prodotto».