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L’uomo di Vuitton e quello di Dior sono più simili di quanto crediate

I dettagli del lusso di lavorazioni e dei materiali definiscono le due anime del dandy di oggi

 

di Francesca Zaccagnini

25 giugno 2026

Che cos’è un dandy? Un uomo che con la sua eleganza si distingue dalla massa, ma allo stesso tempo che eleva lo stile personale a vero e proprio culto, come forma di ribellione verso le norme sociali. E se nella Gran Bretagna del 18esimo secolo questo voleva dire scegliere abiti semplici nelle forme ma curatissimi nei materiali e nei dettagli, cosa definisce il dandy di oggi? La risposta ce la danno Pharrell Williams con la sfilata di Louis Vuitton e Jonathan Anderson con quella di Dior, che sembrano lontanissime a livello stilistico e che invece hanno in comune una stessa visione di lusso, ovvero quella che racconta l’eccellenza delle lavorazioni.

Indipendentemente dallo stile infatti, quello che collega le collezioni dei due brand è proprio una visione più fluida della moda maschile, che comprende come, oggi, una parte sempre più larga degli uomini che possono permettersi il lusso che vediamo in passerella (ovvero i cosiddetti VIC, i very important client) scelga capi e accessori che mostrano il loro valore nell’eccezionalità di materiali, trattamenti e decorazioni.

Maxi cardigan o maglioni che richiedono ore e ore di lavorazione, tessuti che sono a uno sguardo più attento rivelano essere ben più complessi di quello che da lontano poteva sembrare, jeans e pantaloni sdruciti o “macchiati” che sono il risultato di un complicato lavoro di accoppiature, ricami e processi di tintura.

Che vada al mare o a bere un drink fino a tarda notte in un locale parigino, l’essenza è la stessa: nonchalant ma accuratissima, in cui ogni oggetto è scelto con cura per formare un insieme che a tratti sembra quasi casuale ma che di casuale non ha niente, e lo dimostra con ogni dettaglio.