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Il savoir faire silenzioso di Fendi

La couture di Maria Grazia Chiuri punta sulla discrezione e sul saper fare non esibito

 

di Francesca Zaccagnini

10 luglio 2026

La couture può essere silenziosa? Il savoir-faire deve essere esibito o può essere anche nascosto, passare inosservato? È la domanda a cui sembra voler rispondere Maria Grazia Chiuri con la sua prima sfilata Alta Moda per Fendi, presentata a Roma nel contesto di una mostra-riedizione di quella organizzata da Lagerfeld nel 1985 per festeggiare i 20 anni della casa di moda. 


Da uno degli schizzi presenti tra i 180 esposti (arricchiti da 25 pellicce sempre opera dello stilista) ha preso ispirazione Chiuri: il labirinto, metafora del processo creativo, è parte della storia di Fendi e protagonista della collezione che la designer ha mandato in passerella. 


Una couture molto diversa da quella che siamo abituati a vedere, molto focalizzata su lavorazioni ricchissime ed effetti visivamente forti, eppure, secondo le parole di Chiuri, l’unica possibile per il brand romano. 

«Fendi è artigianato. La couture del brand inizia da un materiale specifico, non da una costruzione». 


Ed è infatti proprio sulla pelliccia che si costruisce il savoir faire più eccezionale di questa collezione, nella grande capacità della maison romana di renderla leggera, di decostruirla, di farla quasi scomparire


Succede nella cappa che sembra pizzo ma che in realtà è una rete ricamata con elementi in pelle (un altro materiale caposaldo di Fendi) e appunto pelliccia. Succede con un altra mantella in cui il visone si apre come una maglia; nel soprabito da uomo all black realizzato a intarsio