Vai al contenuto principale

5 materiali innovativi nati dal connubio scienza + moda

Dalle tecnologie aerospaziali alla fermentazione microbica, oggi la moda guarda alla scienza per sviluppare nuovi materiali d’avanguardia

 

di Claudia Poticky

17 agosto 2026

Negli ultimi anni, i brand hanno iniziato a collaborare con aziende specializzate e centri di ricerca per sviluppare nuovi materiali ingegnerizzati. L’obiettivo è aumentare le performance, ma anche trovare soluzioni più sostenibili e aprire nuove possibilità creative. Il risultato sono progetti sperimentali, che spingono i confini della moda ben oltre la passerella.

L’abito con i fulmini di Iris van Herpen

Per la collezione couture autunno inverno 2026, la designer belga ha presentato un abito che riproduce il fenomeno atmosferico dei fulmini. Si chiama Fractal Universe e parte da una struttura in plexiglass, inserita all’interno di un acceleratore di particelle e poi preservata in una camera criogenica a una temperatura di -100 °C. Il processo ha trasformato l’abito in una sorta di riserva energetica, intrappolando miliardi di elettroni al suo interno. Il loro movimento ha generato scariche elettriche, decorando la superficie dell’abito con canali tridimensionali che riproducono le ramificazioni dei fulmini.

La borsa fatta d’aria di Coperni

Coperni è riuscito a creare una borsa che pesa solo 33 grammi ed è essenzialmente una nuvola, composta per il 99% da aria e per l’1% da silice. La Swipe Bag della collezione autunno inverno 2024 è realizzata in aerogel, un nanomateriale in silice ultraleggero, utilizzato dalla NASA per catturare le particelle di polvere interstellare. Il progetto è stato realizzato con l’artista e ricercatore Ioannis Michaloudis, che ha sviluppato un metodo per trasformare l’aerogel in una struttura tridimensionale.

I tessuti nati dalla fermentazione microbica di Stella McCartney

Stella McCartney ha collaborato con la biotech giapponese Spiber per portare il Brewed Protein™ nella collezione autunno inverno 2026. Si tratta di una nuova categoria di materiali ottenuti attraverso la fermentazione microbica: i microrganismi vengono nutriti con zuccheri di origine vegetale e producono proteine che possono essere trasformate in fibre, filamenti, film e resine. Il risultato è una nuova generazione di materiali pensati per offrire un’alternativa alle fibre di origine animale, come seta, lana e cashmere.

L’abito di Pangaia stampato con l’inquinamento atmosferico

Per Pangaia, l’inquinamento non si deve respirare, ma indossare. Da questa idea nasce la collaborazione con Graviky Labs, azienda tecnologica che ha sviluppato Air-Ink, una tecnologia capace di trasformare il particolato atmosferico in pigmento. Il dispositivo Kaalink cattura le particelle inquinanti presenti nell’aria, tra cui le PM2.5, che vengono poi purificate e lavorate per recuperare la fuliggine. Questa viene poi tramutata in pigmenti a base di carbonio, usati per produrre l’inchiostro con cui è stato stampato il logo del brand.

La tuta spaziale AxEMU di Prada

Il brand italiano è diventato partner dell’azienda aerospaziale Axiom Space per realizzare le nuove tute della NASA destinate alla missione lunare Artemis III. Prada ha condiviso il proprio expertise nei materiali tecnici, contribuendo nel 2024 allo sviluppo dello strato esterno della tuta, progettato per resistere alle condizioni termiche e ambientali estreme. Oggi la partnership si è rinnovata con la presentazione del Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), lo strato interno progettato per garantire la termoregolazione e il comfort dell’astronauta.