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5 luoghi italiani sui cui la moda ha avuto un impatto positivo

Da Prada a Rick Owens, le aziende che impattano in modo positivo sul territorio italiano

di Claudia Poticky

18 giugno 2026

Se la moda è spesso percepita dai più solo come abiti e passerelle, la verità è che il suo impatto va ben oltre il guardaroba. In Italia, alcune realtà del lusso hanno scelto di radicarsi nei territori in cui operano, investendo non solo in complessi produttivi, ma anche in iniziative che restituiscono valore sociale ed economico, attraverso infrastrutture, spazi pubblici e progetti culturali. 


A volte il legame è davvero inaspettato, come nel caso di Rick Owens e Concordia sulla Secchia, cittadina di 9mila abitanti nella bassa modenese. Il designer americano approda in Emilia Romagna agli inizi degli anni Duemila alla ricerca di un luogo in cui sviluppare il proprio prêt-à-porter. La scelta ricade su sulla città di Concordia e un’azienda di manifattura locale, con cui, dopo dieci anni, il marchio chiude un accordo di partnership creando Owenscorp. Rick Owens trasferisce a Concordia anche il suo atelier e la sua residenza privata: contemporaneamente cresce la volontà di rivitalizzare la cittadina, partecipando attivamente alla restaurazione e alla rinascita del luogo. Nasce così l’Owenscorp Bar, caffetteria e tavola calda al piano terra di un edificio anni Settanta, sopra al quale si trova l’attico minimalista del designer. Owens rileva immobili in disuso per creare uffici e il suo atelier, ricavato in un magazzino rivestito di pannelli solari. Inoltre contribuisce alla riqualificazione della piazza nelle vicinanze e sostiene una piccola scuola di moda pensata per dare continuità alla filiera locale, progetto attualmente in via di sviluppo. Infine, dedica ai suoi abitanti una collezione, l’Autunno Inverno 2025, chiamata appunto “Concordians”. 

Insomma, oggi questa remota cittadina italiana è diventata un esempio di come la moda possa riqualificare una zona segnata dallo spopolamento, e di come ridistribuire la filiera oltre i poli industriali tradizionali. Se Rick Owens ha portato l’avanguardia in provincia, Brunello Cucinelli ha trasformato un borgo medievale in un centro naturale di cultura e lavoro. Nel 1985, lo stilista perugino sceglie Solomeo come sede aziendale e residenza privata, dando il via a un processo di rigenerazione urbanistica e territoriale: acquista e restaura il castello medievale, riordina la piazza e le abitazioni circostanti e avvia un recupero complessivo del borgo, con l’obiettivo di valorizzarne il patrimonio storico e culturale. Il filo conduttore è ciò che Cucinelli chiama “capitalismo umanistico”: un modello d’impresa che punta all’equilibrio tra profitto, dignità del lavoro e bellezza dei luoghi. Nel corso degli anni nascono il Foro delle Arti e il Teatro Cucinelli, spazi dedicati a spettacoli e attività culturali; seguono il Giardino dei Filosofi, un percorso panoramico naturale, e l’Orto di Solomeo, dedicato alla coltivazione biologica e alla cura del paesaggio. L’Accademia Neoumanistica Aureliana permette di approfondire materie filosofiche e letterarie, mentre la Biblioteca Universale, in fase di realizzazione, raccoglie le grandi opere della cultura mondiale e ospita attività formative, comprese quelle legate alle competenze artigianali. L’intervento di Cucinelli è un caso internazionale di riferimento: dimostra come un’azienda possa integrarsi nel territorio, tutelare il patrimonio storico e contribuire alla crescita culturale ed economica della comunità che lo compone

Un’attitudine cara anche a Zegna, oggi espressa attraverso l’Oasi Zegna, nelle Alpi Biellesi. Il progetto ha inizio negli anni Trenta, quando il fondatore Ermenegildo Zegna avvia un programma di rimboschimento nella zona di Trivero, oggi parte del comune di Valdilana, sede storica del lanificio. Dal primo albero piantato nel 1929, nei decenni successivi si arriva a oltre 500mila, con l’obiettivo di tutelare l'ambiente, prevenire il dissesto idrogeologico e creare un equilibrio tra uomo e natura. Tra il 1938 e il 1940 viene costruita la Panoramica Zegna, strada di circa 26 chilometri che collega il lanificio alle zone montane circostanti, diventando l’asse attorno al quale l’azienda organizza la gestione e la valorizzazione del paesaggio. L’Oasi Zegna, formalmente istituita nel 1993, si estende su circa 100 km², e comprende 1.420 ettari di bosco e 170 ettari di pascoli. L’area, ad accesso libero, offre percorsi di trekking, mountain bike, sci di fondo e piste da sci alpino, oltre a rifugi, hotel, agriturismi e punti ristoro lungo la Panoramica. Il progetto testimonia il legame generazionale con il territorio e sostiene comunità locali che altrimenti rischierebbero di rimanere isolate. 

Lo stesso contesto metropolitano in cui opera Prada, con un modello di valorizzazione culturale nelle città di Milano e Venezia. Fondazione Prada, nata nel 1993 da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, promuove arte contemporanea, cinema e cultura, offrendo prospettive innovative e approcci sperimentali per comprendere il mondo attraverso linguaggi creativi. A Venezia, la fondazione ha acquisito Palazzo Ca’ Corner della Regina nel 2011, edificio settecentesco restaurato per preservarne il patrimonio architettonico e storico. Qui vengono ospitate mostre temporanee, spesso in concomitanza con le Biennali di Arte e Architettura, riportando la struttura al centro del dialogo con le attività della città. A Milano invece, la sede della Fondazione sorge nell’ex distretto industriale di Largo Isarco e apre al pubblico 2015. Il progetto, affidato all’architetto Rem Koolhaas e a OMA, ha contribuito a riqualificare l'area circostante. Il complesso comprende spazi espositivi con mostre permanenti, un cinema sperimentale con sale dedicate a proiezioni e incontri con protagonisti del cinema italiano e internazionale, insieme a locali annessi come il Ristorante Torre e il Bar Luce, progettato dal regista Wes Anderson nel 2015, che ricrea l’atmosfera di un caffè della vecchia Milano. Fondazione Prada ha consolidato la sua posizione come punto di riferimento internazionale, dimostrando come un brand possa creare valore anche attraverso ecosistemi culturali e sostenere lo sviluppo creativo dei luoghi in cui opera. 

Dalla riqualificazione dei borghi alla creazione di spazi pubblici, dalla tutela del paesaggio alla promozione di iniziative culturali, questi esempi dimostrano come la moda possa generare un impatto reale sulle comunità. Oltre alle collezioni, il lavoro di un brand può trasformare i luoghi in cui opera, valorizzando il territorio e contribuendo concretamente al benessere dei suoi cittadini.